SCOPRIAMO COS’È LA PATOLOGIA DEL PENE CURVO

La curvatura del pene, chiamata anche malattia di La Peyronie (PD) o induratio penis plastica, è  una patologia che colpisce i corpi cavernosi del pene e che determina una graduale sostituzione del loro fisiologico strato di rivestimento molto elastico, la tunica albuginea, con un tessuto fibroso rigido. Questo genera un cambiamento dell’aspetto del pene, che risulta curvo e quindi deformato durante l’erezione, determinando quindi un impedimento al normale svolgimento dell’attività sessuale. Le curvature più frequenti sono quelle dorsali e laterali ma a volte questo disturbo può presentarsi con una piegatura ventrale oppure sotto forma di un “anello” costrittivo che deformerà il pene con una curvatura cosiddetta a “clessidra”. Inoltre, la perdita di elasticità dei corpi cavernosi può determinare nel tempo un progressivo accorciamento del pene.
Ad approfondire questo tema ci aiuterà il Dott. Gianmartin Cito, Urologo Andrologo, della Società Italiana di Andrologia.

  • Qual è la prevalenza degli individui che presentano curvatura peniena?
    Un recente studio condotto negli Stati Uniti ha indicato che la prevalenza di casi definitivi e sospetti  è rispettivamente dello 0.7% e 11%, facendo tuttavia emergere il problema della sottostima. L’età tipica di manifestazione della malattia è sui 55-60 anni.
  • Quali sono le principali cause che possono determinare un recurvatuum penieno?
    La causa iniziale scatenante è spesso sconosciuta. Alcune ipotesi depongono per la conseguenza di micro-traumatismi durante i rapporti sessuali o l’attivazione di una risposta auto-immunitaria su base ereditaria.
  • Quali malattie favoriscono o potenziano questa condizione?
    Le patologie più frequentemente correlate alla PD sono il diabete, l’ipertensione, la dislipidemia e  la cardiopatia ischemica. Il fumo e l’eccessivo consumo di alcool sembrano essere associate allo sviluppo della malattia, spesso accompagnata dalla comparsa di disfunzione erettile. Inoltre la PD sembra essere connessa al morbo di Dupuytren, una malattia che interessa la mano, determinando la curvatura permanente di una o più dita.
  • Quali sono le fasi della malattia?
    E’ possibile distinguere due fasi della malattia. Nella fase iniziale, ovvero fase acuta, può manifestarsi solo una certa ipersensibilità del pene e a volte, è possibile apprezzare un’alterazione della consistenza dei corpi cavernosi sino alla comparsa di un nodulo/placca palpabile. In circa 2/3 dei pazienti, un sintomo frequente è il dolore in stato di flaccidità o in erezione. Solitamente la deformazione del pene e quindi la curvatura compaiono solo con l’avanzare della malattia. Successivamente si raggiunge una fase di stabilizzazione, o fase cronica, caratterizzata dalla formazione di una placca peniena dura che nei casi più gravi può calcificarsi e addirittura raggiungere una consistenza ossea. Il dolore solitamente tende a risolversi con il tempo nel 90% degli uomini durante i primi 12 mesi dall’insorgenza della malattia.
  • Come si fa diagnosi di curvatura del pene?
    Molto importanti sono le informazioni circa la durata della malattia, il dolore penieno, il cambio di curvatura, la difficoltà di rapporti intravaginali a causa della curvatura, e la comparsa di disfunzione erettile.  
    L’esame obiettivo consente di valutare placche palpabili, lunghezza del pene ed estensione della curvatura. Con l’ecografia peniena è possibile misurare le dimensioni della placca nella pratica clinica.  
    Le autofotografie e i test con induzione di erezione mediante Vacuum o iniezione di sostanze vasoattive possono essere d’ausilio per meglio inquadrare la problematica.
  • Come si cura la curvatura del pene?
    L’obiettivo principale della terapia è quello di arrestare la progressione della malattia e quindi prevenire la formazione della placca fibro-calcifica. Esistono diversi tipi di terapie, principalmente volte al trattamento nella fase iniziale della patologia.
    L’utilizzo delle onde d’urto (Li-ESWT) ha dimostrato avere un’ottima efficacia soprattutto per la riduzione del dolore nelle prime fasi della malattia. Da un lato, la terapia con onde d’urto sembra favorire un azione di danno e rimodellamento della placca peniena. D’altra parte, le onde d’urto potrebbero incrementare la vascolarizzazione dell’area colpita grazie ad un aumento della temperatura risultante in un riassorbimento finale della placca.
    L’assunzione di farmaci per via orale come ad esempio Sildenafil, Tadalfil etc sembra ridurre la fibrosi grazie all’aumento dell’afflusso di sangue ai corpi cavernosi durante le erezioni spontanee.
    Il Vacuum Device può essere utilizzato per aiutare a diminuire la curvatura mediante gli esercizi di stretching dei corpi cavernosi, grazie al vuoto meccanico attorno al pene creato dallo strumento.
    Farmaci iniettati direttamente all’interno della placca, come i calcio-antagonisti, acido ialuronico o Collagenasi di Clostridium, possono essere utili nella riduzione della curvatura. Infine è possibile annoverare la tecnica della ionoforesi e la laser terapia.
  • Esiste un intervento chirurgico?
    Lo scopo del trattamento chirurgico è la correzione della curvatura patologica per permettere un rapporto sessuale soddisfacente. I pazienti devono avere una malattia stabile da almeno 3 mesi, anche se è suggerito un periodo dai 6 ai 12 mesi. La tecnica frequentemente utilizzata viene denominata corporoplastica e consiste nel ridurre, tramite punti di sutura, la lunghezza del lato convesso, quindi più lungo dell’asta peniena, rendendola equivalente al lato concavo. In tal modo il pene potrà risultare diritto, rendendo la penetrazione più agevole, così come il suo aspetto estetico. Tuttavia, la procedura può comportare un accorciamento del pene, che dipenderà dal grado di curvatura preoperatorio. Esistono poi altre tecniche, dette di allungamento, che invece prevedono un’incisione sul lato concavo della tunica albuginea per incrementare la lunghezza del lato stesso utilizzando però un innesto. Infine, nei pazienti con PD e anche disfunzione erettile non responsiva a farmaci, la correzione chirurgica dovrebbe prevedere l’inserimento contestuale di una protesi peniena.